“Femminicidio” o “omicidio” ?

RENDIAMO GIUSTIZIA ALLE VITTIME DELLA VIOLENZA SESSISTA A PARTIRE DALLE PAROLE

Quando i miei studenti del Liceo artistico “F. Depero” mi hanno chiesto di scrivere un articolo sul “femminicidio” per il loro blog “Buxus”, devo ammettere che ho provato un moto di irritazione. Non per la richiesta, più che legittima, ma per il termine “femminicidio” che, introdotto dapprima negli ambiti giuridici e sociologici, a quanto pare è divenuto negli ultimi tempi di uso comune, dimostrando quanto i mass media dettino legge in materia di linguaggio, con tutte le implicazioni che ne conseguono.

Non intendo parlare dei diversi casi di cronaca che hanno visto come vittime designate le donne: lasciamo ai telegiornali ed alle riviste il compiacimento un po’ morboso, mascherato da pietismo, di indugiare sui particolari più atroci. Ciò che farò, invece, sarà riflettere sull’opportunità del termine “femminicidio”, non per un’insopprimibile deformazione professionale da prof. di Italiano, ma perché, per dirla con L. Wittgentstein, “i limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo” (da Tractatus logico-philosophicus).

Fino a qualche anno fa i dizionari della lingua italiana non contemplavano affatto questa parola, si tratta infatti di un neologismo mutuato dall’inglese, dove un termine analogo “femicide” esiste già da oltre due secoli per definire l’omicidio di una donna in quanto tale, quindi per motivi di genere. “Femmicidio”, che deriva appunto da femicide, è diverso da “uxoricidio” con il quale si indica il delitto di chi uccide la propria moglie, perché il primo caso riguarda molteplici situazioni, non necessariamente riferite al rapporto coniugale: l’ex fidanzato che si vendica per essere stato abbandonato, il padre che picchia a morte la figlia per impedirle di abbandonare il chador, la violenza sessuale sfociata in omicidio ecc.

La questione diventa ancor più complessa se pensiamo che oltre al termine “femmicidio”, ne esiste un altro ancor più noto, spesso considerato sinonimo del primo, ossia “femminicidio” con il quale l’antropologa messicana, Marcela Lagarde (teorica, appunto, del femminicidio), intende non solo l’omicidio o la violenza in senso fisico, bensì anche ogni forma di discriminazione o violenza psicologica volte a limitare e reprimere la libertà, l’identità e l’affermazione sociale della donna in qualunque ambito, da quello lavorativo a quello familiare.

Sappiamo tutti che la lingua è un fenomeno storico legato all’uso e al contesto, il problema non è quindi l’introduzione di nuove parole, ma la scelta: perché proprio quelle contenenti nella radice l’etimologia latina “femina” che rimanda la donna alla sua componente animale, biologica? Gli studiosi sostengono che tale riferimento sia necessario a causa delle dimensioni colossali che ultimamente il problema del femminicidio sembra aver assunto: secondo l’OMS, infatti, nel mondo la principale causa di morte delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio perpetrato da un uomo, spesso conosciuto dalla vittima.

Considerando l’impatto sociale e mediatico del problema, le promotrici della battaglia contro il femmicidio e il femminicidio ritengono che differenziare il linguaggio in base al sesso della vittima, sia un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema, ancora attuale, del rapporto tra i sessi perché, come sostiene la criminologa statunitense Diana Russell in Femicide: The Politics of Woman Killing, “tutte le società patriarcali hanno usato –e continuano a usare – il femminicidio come forma di punizione e controllo sociale sulle donne”.

Ma allora, se il termine è stato scelto per designare il crimine commesso da un uomo con lo scopo di impedire ad una donna di essere libera e svilupparsi pienamente come essere umano, al di là dei ruoli e delle funzioni ad essa tradizionalmente attribuiti, non trovate che il suo uso sia in contraddizione con il suo significato letterale, ossia “uccisione della femmina”? Se la donna odierna non si riconosce più, e non solo, nella sua funzione biologica, non sarebbe meglio la parola “omicidio”, con la quale da sempre si intende l’uccisione non solo del maschio ma di un essere umano?

Del resto la donna ha cominciato a liberarsi dal giogo dell’uomo anche grazie ad una più agevole e consapevole pianificazione della maternità, che per secoli l’aveva riassunta e confinata al servizio esclusivo della procreazione e dell’economia domestica. Il superamento della mera funzione riproduttiva ha proiettato la donna nel mondo del lavoro, da un piano immanente ad uno trascendente, dal mero soddisfacimento dei bisogni primari, suoi e della famiglia, alla ricerca di un appagamento individuale, professionale,  estetico; da una dimensione familiare ad una dimensione pubblica, da eterna minorenne a guida della società. E allora perché definire la repressione della libertà morale della donna “femminicidio”, chiamando di nuovo in causa in modo prioritario l’elemento biologico da cui, per tutta la storia dell’umanità, ha tentato di emanciparsi?

Anna Kuliscioff, medico ed attivista politica che tanto ha operato per la salute fisica e psicologica delle donne del suo tempo, ne Il monopolio dell’uomo: conferenza tenuta nel circolo filologico milanese (1894, Milano, Critica sociale), si domandava perché “isolare la questione della donna da tanti altri problemi sociali, che hanno tutti origine dall’ingiustizia” e giungeva alla conclusione che fosse necessario proprio a causa del “monopolio dell’uomo” che a suo piacere legiferava e determinava i limiti del legittimo, costituendo un anacronismo rispetto ai progressi fatti dall’umanità in tutti gli altri campi. Sosteneva infatti: “Tutti gli uomini, salvo poche eccezioni[…], considerano come un fenomeno naturale il loro privilegio di sesso e lo difendono con una tenacia meravigliosa, chiamando in aiuto Dio, Chiesa, scienza, etica e le leggi vigenti, che non sono altro che la sanzione legale della prepotenza di una classe e di un senso dominante”. Ebbene, quelle leggi dettate dalla cultura maschilista ormai non esistono più, almeno non nei paesi occidentali, per quale ragione allora nel mondo odierno – in cui il diritto sembrerebbe garantire l’assoluta parità di genere e le conseguenti tutele per prevenire ed affrontare casi di discriminazione – sono invece aumentati i casi di violenza sulle donne, a volte fino alle estreme conseguenze?

Siamo proprio sicuri che gli uomini siano davvero disposti a riconoscere ed accettare l’uguaglianza   tra i sessi? O forse rinunciare al loro “privilegio di sesso” – per dirlo con la Kuliscioff – è più difficile di quando si pensi? Già nel 1949 il problema era ampiamente analizzato nella monumentale opera filosofica Il secondo sesso di Simone de Beauvoir, in cui affermava in modo eloquente: “Il maschio più mediocre si sente di fronte alle donne un semi-dio”. Non è certamente facile rinunciare ad un simile potere su almeno la metà del mondo…

Vi racconto un aneddoto: mentre preparo una lezione su un difficile passo del Paradiso dantesco, qualcuno suona alla porta. Mio marito apre e si trova davanti il rappresentante di una nota marca di elettrodomestici, il quale saluta e si presenta con ostentata cordialità e poi chiede: “c’è una donna in casa? Vorrei mostrarle il nostro ultimo modello di aspirapolvere”. Tralascio le mie reazioni più o meno palesate al malcapitato rappresentante, irripetibili in questa sede, e vi chiedo: non è forse questo uno dei piccolissimi ma quotidiani, quasi inosservati, ma odiosi tentativi di relegare la donna nel noto e confortevole ruolo che da secoli ha rivestito nella società? Un tentativo apparentemente innocuo, forse inconsapevole, ma non per questo meno insidioso di strapparla dalle sue legittime aspirazioni e riportarla nella prosaica vita domestica?

“Anche se astrattamente le sono riconosciuti dei diritti, una lunga abitudine impedisce che essi trovino nel costume la loro espressione concreta”, sottolineava S. De Beauvoir e mi pare che questo processo sia ancora in atto.  Ecco allora che in un mondo in cui le donne sono ormai padrone della propria vita, scelgono cosa essere e cosa diventare, in cui tutte le attività – un tempo prerogativa maschile –  sono alla loro portata, molti uomini avvertono un disagio, quasi uno smarrimento e “nessuno è di fronte alle donne più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità”,  affermava con sagacia l’autrice francese.

“A un uomo non verrebbe mai in mente di scrivere un libro sulla singolare posizione che i maschi hanno nell’umanità. Se io voglio definirmi, sono obbligata anzitutto a dichiarare: «Sono una donna»; questa verità costituisce il fondo sul quale si ancorerà ogni altra affermazione. Un uomo non comincia mai col classificarsi come un individuo di un certo sesso: che sia uomo, è sottinteso”, chiariva la De Beauvoir nella prefazione del suo libro. Per questo ritengo che per rendere dignità e giustizia alle donne uccise da una violenza sessista dovremmo definire il delitto che le ha colpite con un termine che non ne sottolinei l’appartenenza al genere femminile, bensì al genere umano.

Roberta Belli

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What is the Buxus

Un giorno visitai casa Depero a Rovereto, a due passi dalla nostra scuola, e tra documenti, didascalie di tavolini e sedie, lessi e rilessi la parola “Buxus”.
Mi informai e scoprii la straordinaria storia di questo prodotto nato durante l’epoca del Futurismo, oramai finito nel dimenticatoio.
Il Buxus, per chi ancora non lo conoscesse, è un materiale “artificiale” elastico, solido, dalle venature marmoree ed applicabile ai mobili e ad ogni specie di rivestimento. È stato inventato durante gli anni Trenta, dall’idea di un cartiere piemontese, per riutilizzare gli scarti cartacei, è infatti ottenuto da un processo di ossificazione della cellulosa: insomma oggi potrebbe essere definito un materiale ecologico.
Quando mi è stato chiesto di trovare un nome per il blog scolastico, quindi, ho pensato immediatamente a Buxus, perché questo, utilizzato da Depero per realizzare rivestimenti di tavolini e altri svariati oggetti , fu definito e celebrato dallo stesso come ‘sperimentale’, ‘innovativo’ – un po’ come è stato concepito questo blog – e ‘autarchico’ perché riguardante la nostra magica scuola.
E per i più curiosi propongo qui sotto, una piccola bibliografia sull’argomento:
• Daniela Bosia: Il Buxus: un materiale “moderno”, Franco Angeli, 2005.
• Emilia Garda, Il Buxus, Marsilio, 2000.

Camilla Dalla Bona

School sweet School

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Nelle giornate dedicate alle udienze generali, è stato allestito un piccolo banchetto, ricco di dolci di ogni tipo, gentilmente donati alla scuola, dagli studenti e dalle rispettive famiglie. Queste prelibatezze sono state apprezzate da genitori, alunni e insegnanti che non si sono risparmiati, nel donare qualche soldo, per il materiale scolastico,e per l’organizzazione delle assemblee d’istituto. Un sincero ringraziamento va quindi rivolto a tutti quelli che hanno reso possibile tutto questo e a chi ha saputo donare un po di felicità con un semplice gesto, lasciandosi coinvolgere.

I RAPPRESENTANTI

NATALE DEI POPOLI 2014

  Nel mese di novembre gli alunni della sezione di Design di 4^B sono stati invitati dal Consorzio “Rovereto in Centro” a realizzare delle installazioni luminose che fossero in tema con quella che passò alla storia come la “tregua di Natale” del 1914, da collocare lungo Via Rialto.DSC_0031

I ragazzi sono stati entusiasti di partecipare, progettando, visualizzando e realizzando dei particolari oggetti, mettendo alla prova tutte le conoscenze da loro apprese e colmando alcune lacune riguardanti la modellazione 3D dai disponibili “fratelli” della 5^D. Ogni oggetto è stato progettato tenendo a mente temi comuni, quali la guerra e la contrapposizione degli opposti, e dando agli elementi luminosi il compito di rappresentare la “tregua” e l’unione.

E’ stata un’esperienza molto impegnativa e al contempo costruttiva poiché tutti gli studenti hanno dovuto collaborare ed essere il più pratici possibile, dovendo affrontare le difficoltà che si riscontrano durante la fase di realizzazione e tutto ciò facendo i conti con il poco tempo a disposizione.

Le polemiche riguardanti la disponibilità di materiale e il tempo da parte di alunni ed insegnanti non sono di certo mancate ma, considerato il grosso carico di lavoro (il quale ha impegnato gli alunni anche in orario extrascolastico), tutti sono stati abbastanza maturi da porre in secondo piano le questioni personali e non perdere tempo prezioso.

I lavori ultimati sono stati posti come previsto in Via Rialto (centro storico) il 6 dicembre, giornata in cui si è svolta la cerimonia di inaugurazione, festa coinvolgente e partecipata: peccato solo che, forse per la troppa emozione per il risultato ottenuto e per il clima natalizio, i committenti si siano dimenticati di spendere qualche parola di ringraziamento nei confronti dei giovani designer, salvo poi rimediare con un dolce “cin cin” di vin brulè.

 

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        Maya Parisi

 

 

I corti del Depero al Festival della Famiglia

Un’avventura sotto tutti i punti di vista

Riva del Garda, venerdì 5 dicembre 2014. Si apre alle 9 del mattino il Festival della Famiglia a Riva del Garda, con un corto della classe 5C. È la fine di un intenso lavoro durato un mese e mezzo, in cui la classe si è dovuta mettere alla prova davanti ad una vera troup. Il nostro lavoro è cominciato con la lettura di un libretto intitolato “Figli e Lavoro: si può” che spiega bene il tema del festival, un evento, questo, che espone i problemi che una famiglia può incontrare nel proprio lavoro: si parla di dimissioni in bianco, rinnovo del contratto, telelavoro ecc.

Da questi temi nascono tre video completamente diversi: uno ironico/grottesco, che narra le avventure di una coppia distratta dal troppo lavoro, e che che quindi non riesce a badare adeguatamente ai propri figli; il secondo parla di una bambina che passa l’infanzia senza i genitori al proprio fianco, poiché li vede solo la sera quando tornano esausti a casa, tuttavia quando la bambina cresce e diventa a sua volta mamma trova il modo per passare del tempo con i figli nonostante il lavoro; il terzo mostra come una mamma si debba dividere in due per fare tutto: badare alla figlia, occuparsi delle pulizie di casa e lavorare. Il primo video proiettato è “Seconda chance” della classe 5C, segue a metà festival quello della classe 4C “Fette di vita” e in conclusione l’altro corto della classe 4C “Sliding Life”.

festival della famiglia
È stata una forte emozione veder proiettare questi lavori davanti a tanta gente, che ha apprezzato pienamente i corti, una soddisfazione unica e indescrivibile in una sala che ospitava e vantava 1000 posti a sedere. Si spera di avere ancora opportunità di questo genere, perché si comprende esattamente cosa vuol dire un lavoro di squadra, in quanto se qualcuno non faceva il proprio dovere tutti ne subivano le conseguenze. Allo stesso modo però è bello condividere la gratificazione di aver fatto un buon lavoro!

Daniel

Incredibile come l’uomo sappia ridere, infelice com’è

Alcune classi del Depero assistono alla proiezione de “Il giovane Favoloso”

Giovedì 4 dicembre, alcune classi del Liceo F. Depero (tre quinte, una quarta e le seconde) si sono recate a Trento per vedere il film di Mario Martone, presentato all’ultimo festival di Venezia, sulla vita del celebre Giacomo Leopardi. Una vita che possiamo definire piena di dolori e sofferenze, amori persi e fortuna mai trovata.

La visione del film porta alla naturale conclusione, per le classi quinte, dello studio del giovane poeta, mentre lascia aperta la strada alle seconde ed alla quarta  per lo studio degli scritti del primo dei grandi moderni.

La narrazione cinematografica fa capire bene come Leopardi non andasse molto d’accordo con la natura, con la quale ebbe un rapporto malinconico di amore ed odio negli anni della gioventù, per poi essere giudicata, più tardi, come malevola nei confronti dell’uomo e colpevole dell’infelicità. Questa concezione viene ripresa molte volte all’interno del film, un film che dovrebbe esser visto più di una volta per una piena comprensione. È un peccato che gli studenti delle classi seconde non ne abbiano potuto cogliere pienamente il suo significato, ma verrà il momento in cui studieranno l’autore e la curiosità li indurrà senza alcun dubbio a rivederlo!

Prima assemblea d’Istituto al Depero

Rovereto, 27-11-2014. Si apre alle 8:30 del mattino la prima assemblea di Istituto, con rappresentanti agitati e studenti curiosi, ma c’è anche chi resta a letto pensando che una giornata alternativa sia una buona occasione per saltare la scuola. Il biennio è pronto per affrontare dei laboratori che illustrano i vari indirizzi del nostro Liceo, grazie ad alcuni dei ragazzi ormai più grandi che hanno preparato dei veri e propri workshop: magliette da colorare, cartone da plasmare e macchine fotografiche per ricordare. Molti partecipano con grande passione alle attività proposte: sono momenti di confronto con studenti che vivono il percorso di studi scelto, non solo a scuola ma anche a casa. Molti meno i ragazzi del triennio, rimasti in sede per avere i laboratori a disposizione e per concludere progetti.
L’intervento dell’artista Michele Toffalori ha riscontrato, invece, parecchio successo e con la sua particolare tecnica di murales ha coinvolto tutti. Partendo da una stampa di due balene e qualche animale in stile meccanico abbiamo decorato la scuola dandole un aspetto più originale. Altro laboratorio interessante è stato l’intervento di Marzia Bona, una ragazza che ci ha parlato dell’ex Jugoslavia, del rapporto di Tito col cinema e ci ha mostrato un film in lingua originale (con sottotitoli in inglese).

Altro artista che ci è venuto a far visita è stato Juan Moretti, un VJ che ci ha parlato della sua esperienza lavorativa e della tecnica di video unito al mixaggio audio/video.
Per quanto riguarda i professori del nostro Istituto, alcuni hanno attivato degli “sportelli” per permettere agli studenti di recuperare qualche materia incerta, ma purtroppo non sono stati pienamente sfruttati. Il professor Cesarini ha tenuto un corso di illustrazione fantasy, il professor Poli, invece, ha proiettato un film sulla prima guerra mondiale; la professoressa Cristoforetti è stata tutta la mattina ad interrogare ragazzi…insomma ogni studente avrebbe avuto qualche cosa da fare, ma non tutti purtroppo ne avevano voglia.
La giornata si è conclusa per certi versi troppo in fretta, lasciando per i corridoi deserti profumo di colla da parati insieme a piccole soddisfazioni incollate sui muri.

L’organizzazione della prossima assemblea comincia subito, cercando sempre di coinvolgere la maggior parte degli studenti e di non deludere nessuno.

Daniel



BUXUS… da materia a sogno

Nasce finalmente il blog del Liceo artistico “F. Depero” di Rovereto, nel quale verranno pubblicati articoli relativi a progetti, attività e piccole curiosità che riguardano noi studenti, i professori e la nostra scuola.
Da una semplice idea – nata come un gioco per trovare un modo di condividere, uno spazio dove gli studenti potessero riconoscersi e informarsi – siamo riusciti a creare questa pagina virtuale fatta da ragazzi per ragazzi, dove lavori del biennio e del triennio, che fino ad ora ci potevano sfuggire, verranno condivisi, permettendo cosi di apprezzare a pieno, anche i progetti altrui.
Partiamo subito spiegando meglio il significato del nome del nostro blog. Inizialmente espressioni orripilanti, come MyDepero o DeperoBlog, si aggiravano nelle nostre teste, ma la geniale mente di Camilla Dalla Bona è arrivata in nostro aiuto con l’originale e altrettanto pertinente “Buxus”, cioè uno dei materiali maggiormente impiegati da Depero nelle sue opere, e che dire – un sincero grazie a Camilla –
Una volta stabilito il titolo, il problema di creare la pagina è stato prontamente risolto da Daniel Mall e Lorenzo Giuliani che, senza NESSUNA difficoltà, hanno dato vita a quello che fino ad ora era soltanto un progetto.
Bene ragazzi, vi aspettiamo numerosi nei prossimi giorni, con nuovo materiale che raccoglieremo soprattutto col vostro aiuto!

Lorenzo